La bufala degli scontrini Esselunga del 2000 e del 2026 che “dimostrano” l’inflazione

Ci segnalano i nostri contatti un post Instagram che mostra due scontrini Esselunga del 2000 e del 2026 che, secondo l’autore, dovrebbero dimostare in modo incontrovertibile una inflazione esplosiva (a spanne pari al 115%) con una visibile erosione del potere di acquisto.

Si tratta del tipico “contenuto shock”, pubblicato sui social come una forma di ragebait, il contenuto pubblicato per approfittare di un algoritmo che premia le interazioni social a prescindere da come esse vengono ottenute. 

La bufala degli scontrini Esselunga del 2000 e del 2026 che "dimostrano" l'inflazione
La bufala degli scontrini Esselunga del 2000 e del 2026 che “dimostrano” l’inflazione

Il risultato è siamo di fronte ad un commento che comprende 22700 like e quasi 2000 condivisioni dirette di persone che si dividono tra chi ha captato la falsità del contenuto e chi esprime rabbia per lo stato di cose.

All’autore non importa: lui ha incassato i click, ha ottenuto le condivisioni e reso virale la pagina.

Piccola carrellata degli errori e orrori

Partiamo dal primo scontrino, quello asseritamente del 2000.

Il fatto che la stessa persona abbia di fronte due scontrini emessi alle 17:32 del 15 maggio di due anni diversi è già una coincidenza troppo assurda, ma la data del 15.05.2000 è già il punto debole più grande della fake news

Nel 2000 semplicemente l’Euro non era presente su alcuno scontrino: l’Euro è stato introdotto il primo Gennaio del 1999, ma è entrato in vigore alla data del primo Gennaio del 2002, e per l’intero anno 2002 vi fu l’obbligo di presentare sugli scontrini il doppio valore (lira-euro) allo scopo di evitare speculazioni.

Uno scontrino di maggio del 2000 non poteva quindi avere alcun valore in Euro.

Lo scontrino del 2000
Lo scontrino del 2000

Anche volendo ammettere che lo stesso sia una “ricostruzione”, e già questo basterebbe a liquidare l’intera notizia come una fake news, ci sono una serie di elementi che indicano l’uso di valori totalmente arbitrari.

Proviamo a sommare i presunti costi: 0,77 + 1,03 + 0,78 + 1,55 + 1,81 + 2,58 + 1,29 + 3,12 fa 12,93 €, non 13,43 €

Infatti i software di generazione immagini e le intelligenze artificiali non sanno fare i calcoli, non nel senso tecnico, ma si limitano a inserire numeri visivamente plausibili, creando un oggetto che sia statisticamente plausibile e coerente con la richiesta inserita nel prompt, ottenendo un oggetto che non è vero o falso (la AI non distingue le due cose), ma statisticamente verosimile.

Lo scontrino, che nella realtà veniva e viene stampato su carta termica e quindi in Bianco e Nero, presenta loghi a colore dove il brand Esselunga, peraltro deformato, viene piazzato in modo arbitrario accanto al nome dell’esercizio e viene inserito un indirizzo “standard” in “via Vittorio Veneto” quando la sede reale dell’Esselunga non è mai stata in alcuna Via Vittorio Veneto, ed anche la partita IVA è inserita con numeri arbitrari.

Non è in questo caso dimenticanza ma artifizio: le AI difficilmente riproducono loghi e brand noti in modo pedissequo nel tentativo di evitare conseguenze legali al proprietario del modello ed all’utente finale.

L’unica vera “S lunga” fusa graficamente dentro la parola esisteva nel primissimo logo del 1957 firmato dal grafico svizzero Max Huber, quando gli Esselunga avevano insegna“Supermarkets”. La prima lettera aveva l’asta superiore che si allungava a coprire tutto il resto della parola. Da lì i clienti milanesi iniziariono a chiamarlo spontaneamente “il supermercato con la esse lunga”, nome che l’azienda adottò poi ufficialmente dagli anni ’70, e le AI hanno semplicemente utilizzato questa nota storica per ricreare un logo “statisticamente coerente”.

Il secondo scontrino

Passiamo ora al secondo scontrino.

Nel secondo scontrino le somme sono coerenti, ma è completamente sbagliata l’IVA. L’autore ha evidentemente scelto un modello generale, quindi senza un dataset preciso che riguardi le normative fiscali e tributarie, e non ha neppure voluto controllare il risultato finale.

È così riuscito a sbagliare il mastrino generale dei beni che vanno al 4% e al 10%, e ricalcolando l’IVA merce per merce il risultato cambierebbe completamente.

Il codice a barre in fondo non corrisponde ad alcuna codifica nota, è solo un elemento decorativo per dare aspetto moderno allo scontrino.

Su entrambi gli scontrini

A esaminare entrambi gli scontrini si nota come in realtà sono due scontrini perfetti, intonsi, senza scoloriture (la carta termica è spesso irregolare alla fonte, e in venti anni uno scontrino termico si sarebbe del tutto sbiancato, motivo per cui a chi acquista beni in preordine o ha bisogno di garanzia estesa in negozio si consiglia di fotocopiare lo scontrino il prima possibile o richiedere copia digitale), ai quali è stata applicata una sorta di “stampa”.

Lo scontrino del 2026
Lo scontrino del 2026

Allo scontrino del 2000 è stata applicata la tessitura di carta sporca e grinzosa che però non intacca i caratteri, essendo una tramatura apposta, ed allo scontrino del 2026 una sorta di ombreggiatura incoerente con qualsiasi luminosità che possa essere stata apposta da una scansione.

Questo perché l’originale dei due documenti è un file immagine generato con la AI e ritoccato dalla stessa.

I veri calcoli

Secondo i coefficienti di rivalutazione monetaria e gli indici dei prezzi al consumo dell’ISTAT – Rivaluta, l’inflazione generale cumulativa in Italia dal 2000 ad oggi si attesta intorno al +60% / +65% complessivo.

Possiamo entrare ora nel dettaglio.

Prodotto Prezzo nello finto scontrino (2026) Prezzo Reale Medio nei Supermercati (Oggi) Nota sulla realtà di mercato
Latte Intero (1 L) 1,89 € ~ 1,30 € – 1,50 € Si trova facilmente latte UHT a marchio del distributore anche sotto l’euro.
Pane (500 g) 2,39 € ~ 1,60 € – 1,90 € Il prezzo varia per il pane fresco, ma il pane confezionato/bauletto si attesta molto più in basso.
Pasta (500 g) 1,49 € ~ 0,79 € – 1,10 € Le sottomarche o i marchi dei supermercati partono persino da 0,49 €.
Caffè (250 g) 5,99 € ~ 2,50 € – 3,50 € 5,99 € per soli 250g è un prezzo fuori scala, quasi da torrefazione artigianale o capsule speciali.
Olio Extravergine (1 L) 7,39 € ~ 7,50 € – 9,50 € L’unica eccezione! A causa delle scarse raccolte di olive degli ultimi anni, l’olio d’oliva ha subito un’impennata reale del +46% sfiorando o superando i prezzi del finto scontrino.

È evidente come chi ha redatto lo scontrino non abbia la minima dimestichezza col costo della spesa nella catena, ma stesse puntando a indignare, con l’unica eccezione dell’Olio Extravergine, ma anche qui ricordiamo dipende da questioni di produzione.

Nessuno nega che l’inflazione esista davvero, ma lo scopo di “operazioni nostalgia” come queste è la ragebait: ottenere artificialmente condivisioni.

E paradossalmente anche gli utenti che vengono a correggere l’autore nei commenti stanno facendo il suo gioco.

L’unica soluzione al problema è lasciare che si dibatta della fake news altrove, senza alimentare il fuoco della disinformazione.