No, nessuno produce i noodles usando lucertole e gechi

Ci segnalano un video assai preoccupante descritto come tratto da una fabbrica che produce noodles usando lucertole e gechi come ingredienti fondamentali, anzi unici.

No, nessuno produce i noodles usando lucertole e gechi
No, nessuno produce i noodles usando lucertole e gechi

È un video che getta ombre sulla produzione di uno dei piatti più economici e noti nel mondo, i noodles. Un piatto le cui origini affondano tecnicamente nella Cina di 4000 anni fa, ma la cui forma attuale, e industriale, è stata creata “solo” nel 1968 dall’l’imprenditore nippo-taiwanese Momofuku Andō, la cui azienda Nissin si incaricò di risolvere il problema della fame endemica nel Giappone del dopoguerra creando una versione di un piatto tradizionale che fosse facile da reperire, economica e che potesse essere comprata in scorte a lunga conservazione da tenere in dispensa “per i giorni più bui”.

Ed è un video fake diffuso inizialmente su profili social dell’area africana, dato che la ricetta di Nissin non prevede gechi e lucertole.

No, nessuno produce i noodles usando lucertole e gechi

Il video originale è apparso sul canale “Conspiracy Veil”, account social dedicato alla diffusione seriale delle teorie del complotto più virali e cliccate sul momento senza alcuna verifica preventiva, in quanto esse hanno valore cliccabile e, secondo quanto emerso da fact checker indipendenti della zona, era precedentemente presente su social dell’area Africana.

Il video è stato ottenuto infatti mescolando una serie di sequenze prodotte dalla AI con suggestioni legate all’essiccazione del geco, usato come ingrediente per la c.d. “medicina tradizionale” nell’area.

Le parti con AI sono evidenti: i corpi dei gechi in essiccazione sono tutti uguali tra loro, dato che l’AI ha riciclato lo stesso “asset”, ovvero modello tridimensionale della creatura creato dall’esame delle varie foto disponibili sui social, i noodles appaiono come una unica massa informe fusa in un mattone e le confezioni presentano scritte illeggibili, in quanto la AI non riconosce la differenza tra testo e simbolo grafico fine a se stesso.

Sezioni del video con evidenti anomalie
Sezioni del video con evidenti anomalie

Il fatto che non vi sia una traccia audio ma una delle tipiche “musiche da TikTok”, rilasciate su licenza per le creazioni virali sulla piattaforma con un volume piuttosto elevato serve inoltre per coprire un ulteriore problema dei video generati con AI: l’audio è spesso erroneo, troppo “pulito” e adimensionale.

I continui salti di regia servono inoltre a nascondere il fatto che l’autore del video ha combinato diversi video da pochi secondi (quello che i pacchetti free dell’AI consentono) per ottenerne uno più grande.

Si tratta di un video creato con AI

Perché creare il video?

Lo scopo è ovvio: ottenere facilmente e rapidamente click virali.

In un caso, pubblicato da un account facente capo ad un utente nelle Isole Fiji, il video ha ottenuto 173mila visualizzazioni in una settimana circa, ovvero una media di circa venticinquemila visualizzazioni al giorno, da moltiplicarsi per le infinite ricondivisioni del video.

Esso solletica le corde più profonde del complottista medio, descrivendo le “multinazionali del cibo” come enti cattivi e crudeli che su ordine di fantomatiche elite mondialiste forniscono al popolo cibi percepiti come insalubri in confezioni ingannevoli, opponendo la “famiglia tradizionale” che cucina il proprio cibo al “cibo voluto dalle elite”.

Lo shock emotivo e l’istinto a “cliccare per condividere e far sapere” rendono quindi un video altrimenti privo di pregio una materia assai virale, e monetizzabile.