La segnalazione è duplice: arriva dai nostri contatti e dal Giornale di Vicenza. Abbiamo già visto come i disordini di Milano abbiano provocato come effetto una salva di audio virali con messaggi allarmistici e minacciosi e una serie di immagini riprodotte con AI.

Lo scopo è evidente: soffiare sul fuoco dell’incertezza creando caos, confusione e terrore. Le ragioni le avevamo viste nell’articolo precedente, le riporteremo per pertinenza.
I gruppi di Vicenza con minacce di stupro tra psicosi, fake news e attacchi algoritmici
In questo caso si parla di messaggi con toni allarmistici che inneggiano a stupri e violenze.
«Hanno fatto un ulteriore gruppo per violentare le ragazze. Circa 600 persone e passa a Vicenza, e hanno nomi e cognomi delle tipe»
Si legge ancora in uno degli screen delle chat che girano sui social, di cui abbiamo visto una copia pubblicata sui Social e che ha ricevuto anche il Giornale di Vicenza.
Si tratta dei cosiddetti “attacchi algoritmici”, evoluzione suprema delle vecchie leggende metropolitane. Gli algoritmi delle piattaforme digitali premiano i contenuti che generano reazioni forti (rabbia, indignazione, stupore), indipendentemente dalla loro veridicità.
Pubblicare sulle ali della protesta messaggi in cui si parla di “chat degli orrori” e manifestanti stupratori costituisce una fortissima reazione emotiva: il pubblico di riferimento difficilmente si fermerà a controllare, ma colpito dalle forti emozioni farà trionfare l’algoritmo condividendo a sua volta.
Esattamente come per il caso precedente dell’audio delle “violenze agli stranieri”, anche in questo caso il Giornale di Vicenza testimonia che i messaggi sulle presunte chat non sono comprovati dall’esistenza delle stesse, ma da testimonianze de relato, sostanzialmente di “Gente che dichiara di conoscere gente che dichiara di aver visto vittime”, tutte senza nome e senza orizzonti.
La testata conferma che la Digos e le autorità hanno già acquisito i materiali all’interno delle chat e stanno attivamente indagando per identificare i responsabili e gli autori originari di questi messaggi, che rischiano denunce per procurato allarme.
Le autorità raccomandano di rompere la catena e non ricondividere questi contenuti allarmistici in assenza di comunicazioni ufficiali da parte delle istituzioni o delle forze di Polizia.
Al momento in casi analoghi (come a Verona, Milano o Parma), le forze dell’ordine hanno confermato la ricezione di segnalazioni da parte di studenti e genitori, ma non la presenza di riscontri fattuali o denunce di aggressioni reali legate a quelle chat