Filtri per rubinetti in cotone da pochi euro: depurazione o marketing della paura?

Ci stanno segnalando i nostri contatti recensioni video dei “filtri per rubinetti in cotone”, calzini con fascette da legare ai rubinetti che promettono depurazione istantanea. Non vi mostreremo i video di eventuali “divi del tubo”, neppure dove trovarne.

Tutti i video seguono una falsariga simile: l’influencer o l’aspirante promoter apre un rubinetto e sgorga acqua apparentemente pura. Riprova col calzino, e questo diventa quasi immediatamente giallino o giallastro. Ne deduce che si tratta di un sistema di filtrazione rapido ed efficiente e che potrebbe ad esempio essere necessario in vacanza per bere acqua dai “Nasoni” o altre fontanelle pubbliche.

Filtri per rubinetti in cotone da pochi euro: depurazione o marketing della paura?
Filtri per rubinetti in cotone da pochi euro: depurazione o marketing della paura?

In realtà non è del tutto così.

E va bene che i video dei potenziali acquirenti non sono enfatici come quelli dei produttori dei prodotti, che mostrano invece il “calzino” riempirsi di morchia e fango tali da rendere i filtri per rubinetti in cotone sacchetti pieni di sporcizia.

Filtri per rubinetti in cotone da pochi euro: depurazione o marketing della paura?

Mettiamo in chiaro due elementi: quello che filtri per rubinetti di cotone fanno, e quello che invece non fanno.

Quello che fanno è raccattare le particelle solide visibili presenti nella stragrande maggioranza degli impianti urbani e che sono composte da piccoli detriti sabbiosi, particelle di ruggine, detriti di calcare già cristallizzati e frammenti solidi con diametro superiore a 5–10 micron.

Particelle che in realtà non sarebbero sufficienti a generare un vero danno alla salute: prima che la concentrazione di ruggine possa anche solo teoricamente creare disturbi gastrici lievi (come nausea o pesantezza), l’acqua assumerebbe una colorazione marrone/rossastra e un sapore metallico così sgradevole da risultare imbevibile.

Quindi l’effetto filtro è un effetto puramente cosmetico, come vedremo.

Quello che non fanno è la parte più importante: non rimuovono il calcare, presente come ioni di calcio e magnesio disciolti nell’acqua e quindi “non filtrabili”, non riduce il cloro, non elimina inquinanti come microplastiche, PFAS e pesticidi e non offre la minima filtrazione batterica e virale.

Cosa comporta?

Comporta che tutti i video che avete visto si basano sul puro effetto placebo: l’utente a casa vede un calzino di cotone bianco diventare giallo o torbido, associa il colore giallastro alla sporcizia ed all’impurità e la sua mente deduce che l’acqua “giallina” è sporca e insalubre e associa il candore alla purezza.

In realtà non stiamo dicendo che i calzini sono inutili: sarebbero utili in caso di impianti vecchi, dove l’acqua cola torbida e piena di residui, ma nella maggior parte dei casi il frangigetto di reticella è più che sufficiente a raccogliere i minimi residui.

Piuttosto c’è un rischio: se il calzino viene effettivamente usato e gettato, nessun problema.

Lasciare il filtro di cotone bagnato a macerarsi nell’acqua sul rubinetto lo rende una sorgente di contaminazione in quanto biofilm e cariche batteriche possono svilupparsi all’interno.

Inoltre, parliamo di strumenti bloccati con fascette facili a sfilarsi.

Se l’obiettivo è bere l’acqua del rubinetto migliorandone sapore e caratteristiche, le soluzioni efficaci sono i filtri a blocchi di carbone attivo sinterizzato (dedicati o a caraffa) oppure gli impianti a microfiltrazione certificati (DM 174/2004 e DM 25/2012 in Italia).

Oggetti sicuramente più costosi. Quindi, a meno che non abbiate lavori in condominio e tubature da sistemare, sostanzialmente vi stanno vendendo la paura dello sporco e non una soluzione contro la sporcizia.