Mockbuster ma di stato: dall’algoritmo guerra dei documentari su Gaza, partendo da Naza

Cosa succede quando un’inchiesta cinematografica scomoda i vertici militari di un Paese? Semplice: la si combatte con le inedite armi del mockbuster.

Non avremmo mai pensato di vedere nella Guerra Ibrida, la guerra dell’informazione, militari e spie affannarsi in quello che sembra un mockbuster da cestone dei film in offerta, eppure è quello che sta accadendo intorno a Naza, il documentario d’inchiesta firmato dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, finito al centro di un clamoroso caso di “clonazione” mediatica.

Mockbuster ma di stato: dall'algoritmo guerra dei documentari su Gaza, partendo da Naza
Mockbuster ma di stato: dall’algoritmo guerra dei documentari su Gaza, partendo da Naza

Un contro-documentario filogovernativo è infatti apparso online, sfruttando e copiando lo stesso identico titolo dell’opera originale nel tentativo di confondere il pubblico e deviare l’opinione pubblica.

Operazione semplice e sfacciata come quando andavi dal video noleggio a cercare Kung Fu Panda per tuo figlio e tornavi con Little Panda Fighter perché in fondo erano pur sempre panda parlanti che si menavano ed era quello l’autore del secondo sperava che accadesse.

Che cos’è “Naza” e perché fa paura?

Per capire il motivo di tanta tensione, bisogna partire dal significato della parola. “Naza” non è il nome di un brand o di un personaggio. È l’acronimo militare ebraico di “Nezek Agavi” (נזק אגבי), il termine tecnico utilizzato dall’intelligence israeliana per indicare i “danni collaterali” — ovvero il numero di civili palestinesi di cui è “tollerata” la morte durante un raid aereo a Gaza.

Il documentario originale, acclamato alla Mostra del Cinema di Venezia, squarcia il velo di segretezza raccogliendo le confessioni anonime di 24 membri dell’esercito e dei servizi segreti israeliani. Al centro dell’inchiesta c’è l’uso di algoritmi predittivi e sistemi di Intelligenza Artificiale per la pianificazione dei bombardamenti. Una denuncia pesantissima, che ha logicamente scosso l’opinione pubblica e le istituzioni di Tel Aviv.

Dai cinema ai pop-corn: l’effetto “Mockbuster” della geopolitica

A guardare l’operazione da una prospettiva puramente cinematografica, viene quasi da sorridere. Gli appassionati di cinema di serie B (e di serie Z) conoscono bene il fenomeno dei mockbuster: quegli esilaranti film clone prodotti al solo scopo di cavalcare il successo dei grandi blockbuster hollywoodiani, ingannando gli spettatori meno attenti.

Pensiamo alla leggendaria casa di produzione The Asylum, capace di far uscire Transmorphers nei cinema tre giorni prima di Transformers, o Almighty Thor in contemporanea con il supereroe della Marvel. O, per i nostalgici dell’animazione low-budget degli anni ’90, alla tedesca Dingo Pictures, che rispondeva ai capolavori Disney sfornando per il mercato della distribuzione diretta cassette VHS dai titoli inequivocabili come Il Re Leone (senza filtri) o Dinosauri.

Il meccanismo era geniale nella sua spietata furbizia: il nonno andava al videonoleggio, leggeva un titolo simile e tornava a casa con un cartone animato disegnato con Paint e doppiato da gente che pareva presa dal Diurno della Stazione Termini in preda al coma etilico, per la disperazione dei nipoti.

Nel caso di Gaza, l’intelligence e la propaganda hanno applicato esattamente la stessa strategia commerciale del cinema spazzatura, ma su un tema tragicamente serio. Invece di draghi di plastica o robot della mutua, il “mockbuster” governativo serve a deviare i clic di chi cerca il pluripremiato film d’inchiesta.

La risposta: la nascita di “Naza: The Real Story”

La reazione non si è fatta attendere, e sul web è spuntato Naza: The Real Story, un’opera realizzata da tre ufficiali dell’esercito israeliano.

Non si tratta di un seguito o di un approfondimento autorizzato, ma di un progetto clone, ufficialmente una “risposta”, di fatto l’equivalente di un mockbuster (titolo simile, piazzamento simile, confusione delle ricerche raggiunto) studiato a tavolino che sfrutta il nome dell’opera originale per due motivi principali, gli stessi di capolavori come Il Re Leone e suo Padre e Prince for Egypt.

Il primo scopo è intercettare la ricerca: nell’epoca delle edicole e dei blockbuster, mandavi il nonnetto di casa a cercare Il Re Leone e ti tornava a casa con Il Re Leone e Suo Padre, Dinosauri Antropomorfi e Atlantic Rim (al posto di Pacific Rim, ovvio). Nell’epoca del Web 2.0 e della SEO (l’ottimizzazione per i motori di ricerca) e del Web 3.0 e le ricerche Zero Click (non clicchi più: chiedi e la AI ti fornisce il risultato già pronto) chiunque cerchi informazioni sul film di Abraham e Szor rischia di imbattersi nella versione governativa.

Del resto, la AI e i Motori di Ricerca sono ottimizzati ma stupidi: gli chiedi di mostrare “Il Documentario Naza” e “La Storia di Naza” e quelli ti spediscono dritti dritti al mockbuster di stato.

E si arriva così al secondo obiettivo: ribaltare la narrazione. Il contenuto del “falso” documentario punta a smantellare, punto per punto, le accuse dei 24 whistleblower, difendendo l’etica e l’operato delle forze di difesa israeliane nella striscia di Gaza.

Una risposta sostanzialmente (e rispondere è ammesso, questo dobbiamo dirlo, in tutti i luoghi civili si può rispondere ad una accusa) che arriva non in forma di risposta, ma sovrascrivendo la domanda.

Il cinema come moderno campo di battaglia

Questo caso dimostra come la guerra dell’informazione non si combatta più solo sul campo o nei talk show, ma anche nelle combinazioni di parole chiave sui motori di ricerca. Il “mockbuster” del brand Naza è l’esempio perfetto di come un titolo d’impatto possa essere trasformato in uno scudo e, al tempo stesso, in un’arma di distrazione di massa.

Per gli spettatori e i giornalisti, la prudenza è d’obbligo: per vedere la reale inchiesta giornalistica premiata nei festival internazionali, i nomi da cercare nei titoli di coda restano solo quelli di Yuval Abraham e Rachel Szor. L’alternativa è finire a guardare il “mockbuster” della geopolitica.