Il presunto articolo del New York Times su Zelensky che ruba 220 milioni di Euro è un Doppelganger. Parliamo della solita notizia “preoccupante che se fosse confermata risulterebbe spaventosa”. La notizia lanciata da un “account di cronaca” (che però ha l’iconcina della maschera tipica degli account di satira) dichiara di far riferimento ad un articolo del New York Times.

C’è solo un problema: il NYT, come molte testate online, ha un archivio pubblico, ed in tale archivio non c’è traccia alcuna della presunta notizia.
Notizia che esiste solo in una serie di fotomontaggi di Zelensky con sacchi di monete comicamente da cartone animati creati evidentemente con la AI.
Si tratta di un caso di “propaganda doppelganger”.
Cosa è un doppelganger?
Lo abbiamo visto altre volte: il doppelganger è un phishing della notizia.
Tutti i doppelganger hanno lo stesso meccanismo: si basano sulla divisione tra due tipi di account, il seed e il repeater.
Il seed è un account che “Pianta” la notizia. Un canale Telegram ad esempio, o uno dei siti della rete “Pravda.ru”: con un piccolo aiuto della AI si “piazza” la fake news, ma si attribuisce una fonte arbitraria scelta tra testate occidentali che godono di grande reputazione.
Il motivo è semplice e duplice: il cittadino russo medio, allo stato attuale, non ha modo di verificare la contezza della fake ed accedere alle testate del mondo occidentale. Il bufalaro medio e chi vuole invece crede alle bufale non è interessato alla verifica.

La palla del fake passa a questo punto agli account repeater, che ricondividono ripetutamente e sfacciatamente la fake news inviata dal seed finché questa non arriva all’occhio di un vasto numero di lettori, o, meglio ancora, di testate legittime e testate di fact checking.
A questo punto, la fake news si considera ufficialmente “Canonizzata”, e un nuovo seed la ripubblicherà dichiarando che la fonte è confermata dallo stesso fatto che si parla in rete.

Essendo finita in rete, la fake news finirà anche nei dataset delle ricerche “ZeroClick”, quelle potenziate dall’AI che spesso rendono l’illusione di imparzialità ma vengono “drogate” da dataset inaccurati e reti di siti inaffidabili.
Cosa comporta questo?
Tutto questo comporta che il New York Times, come anticipato non ha mai pubblicato la notizia di un simile furto, ma chi si fida degli “account di cronaca” e delle “Ricerche ZeroClick” non distinguerà il portale originale dal portale clonato, quindi diffondendo una bufala.