Il Bottone e la Scatola: Come Carl Størmer ha rubato la realtà

Fredrik Carl Mülertz Størmer è universalmente ricordato come un genio della matematica e dell’astrofisica, famoso per le sue formule matematiche sull’aurora boreale. Eppure, ben prima di decifrare i segreti del cielo, il diciannovenne Størmer compì una rivoluzione silenziosa e formidabile lungo le strade di Oslo. Tra il 1893 e il 1897, armato di una macchina fotografica spia nascosta sotto il gilet, rubò oltre 500 scatti a passanti ignari. Quella che era nata come l’audace mossa di uno studente troppo timido per fotografare la ragazza dei suoi sogni si trasformò nel primo vero esperimento di street photography “candida” della storia.

To kvinner går langs Grand Cafe, Karl Johans gate, Oslo. Størmer, Fredrik Carl Mülertz / Norsk Folkemuseum, Public Domain
To kvinner går langs Grand Cafe, Karl Johans gate, Oslo. Størmer, Fredrik Carl Mülertz / Norsk Folkemuseum, Public Domain

In parole brevi, la prima Candid Camera storicamente registrata nella storia, ovvero una di cui possiamo ancora godere degli effetti. Un’antenata del concetto popolarizzato in Italia dal regista Nanni Loy col suo Specchio Segreto.

La tecnologia dell’inganno: Gilet vs Telecamere nascoste

Alla fine dell’Ottocento, la fotografia era una faccenda d’ingessatura: lunghe esposizioni, cavalletti monumentali e soggetti costretti a pose rigide e severe. Størmer spezzò questa staticità usando una C.P. Stirn Concealed Vest Spy Camera, un minuscolo e piatto cilindro metallico occultato sotto l’abito, con l’obiettivo che faceva capolino dal bottone del panciotto. Uno spago infilato nella tasca dei pantaloni azionava l’otturatore. Størmer passeggiava per Karl Johansgate (la via principale di Oslo), incrociava qualcuno, lo salutava cordialmente per vederlo sorridere e scattava una foto.

Ovviamente questo, per gli standard dell’epoca era dirompente quanto ora lo sono oggetti come i Rayban Meta Glasses: entrambi prendono una attività facilmente riconoscibile e che per questo per una sorta di principio dell’indeterminazione portato alla fotografia mutano il risultato in qualcosa di completamente diverso.

Un soggetto davanti ad una macchina fotografica “a soffietto” del 1800 si metteva in posa, un soggetto davanti ad un cellulare puntato in faccia o una macchina fotografica o un drone che gli ronza davanti agirà in un modo diverso (se non si negherà direttamente all’obiettivo di posa) che non credendo di non essere osservato.

Tra i due estremi, Nanni Loy. Il regista Italiano negli anni ’60 e ’70 (in programmi storici come Specchio segreto), adottò lo stesso identico principio sfruttando l’evoluzione dei mezzi cinematografici. Loy nascondeva pesanti telecamere dentro furgoni, dietro specchi bidirezionali o sotto i vestiti dei suoi complici per provocare i passanti dell’Italia del boom economico, registrandone le reazioni genuine di fronte all’assurdo.

Due epoche a confronto: Il pioniere e il sociologo

Sebbene lo strumento tecnico e la segretezza siano speculari, l’opera di Størmer e quella di Nanni Loy divergono profondamente nelle finalità umane e storiche:

Caratteristica L’opera di Fredrik Carl Størmer (1890s) L’opera di Nanni Loy (1960s-1970s)
Obiettivo primario Puro spirito d’osservazione, curiosità estetica e un tocco di romanticismo giovanile. Indagine sociologica, satira di costume e provocazione psicologica.
Interazione Passiva/Complice: Størmer salutava educatamente per catturare la reazione naturale al volto umano. Attiva/Disrompente: Loy creava una situazione assurda per testare i limiti del cittadino comune.
Natura del mezzo Immagine fissa (fotografia istantanea in bianco e nero). Immagine in movimento (cinema e televisione con audio in presa diretta).

Il colpo da maestro: Fotografare un mito a sua insaputa

Il coronamento della carriera da “paparazzo” ottocentesco di Størmer avvenne quando incrociò sul suo cammino Henrik Ibsen, il padre della drammaturgia moderna e allora una delle figure pubbliche più austere, serie e temute di tutta la Norvegia. Ibsen era famoso per i suoi modi controllati e i suoi severi ritratti in studio. Størmer riuscì a immortalarlo per ben 9 volte mentre passeggiava per le strade di Oslo, con il cappello a cilindro e il bastone da passeggio, totalmente ignaro di essere ripreso da un bottone. Quella foto rappresenta un unicum: il rigido monumento della letteratura scandinava colto nella pura immediatezza del quotidiano.

Dal Bottone ai Ray-Ban Meta: Il cerchio della sorveglianza indossabile

Se il gilet di Størmer e le installazioni di Loy sembrano reperti di un passato analogico, la loro filosofia ha trovato la massima espressione commerciale e tecnologica contemporanea nei dispositivi di computazione indossabile. Il filo tirato dalla tasca dello scienziato norvegese è diventato il sensore integrato nei moderni Ray-Ban Meta Glasses.

Ibsen, Henrik, (1828-1906) 1893-97, Karl Johans gate, Oslo, Photo:Størmer, Fredrik Carl Mülertz / Norsk Folkemuseum, Public Domain
Ibsen, Henrik, (1828-1906) 1893-97, Karl Johans gate, Oslo, Photo:Størmer, Fredrik Carl Mülertz / Norsk Folkemuseum, Public Domain

Il parallelismo è quasi perfetto, ma specchiato nei tempi: Størmer camuffava una tecnologia ingombrante mimetizzandola in un bottone dell’abito quotidiano; oggi, colossi come Meta fondono una minuscola lente da 12MP direttamente nel frontale di una montatura, rendendo la fotocamera un accessorio di moda indistinguibile da un normale paio di occhiali da sole.

Entrambi condividono la medesima promessa: catturare la realtà in prima persona (POV) preservando la massima spontaneità del contesto. Eppure, mentre lo spionaggio romantico di Størmer rimaneva un diario intimo e isolato, gli occhiali intelligenti sollevano enormi dibattiti etici globali sulla privacy diffusa, trasformando ogni passante in un potenziale regista inconsapevole di contenuti istantanei per la rete.

Certo, siamo sinceri: entrambi sono finiti in Rete, i risultati di entrambi ora sono visibili sotto gli occhi di tutti.

Ma nel 1890 il dibattito sulla Privacy non era ancora cominciato (i suoi semi saranno piantati nel secondo dopoguerra, quando fu chiaro che la più grande campagna di profilazione della Storia su indici di religione, salute, orientamento sessuale e origine etnica aveva portato agli orrori del Terzo Reich), ed un rullino di foto nelle mani di un singolo fotografo si muoveva ad una velocità da lumaca rispetto ad un reel caricato in tempo reale sulla Rete.

L’immenso valore dei reperti fotografici di Størmer

Perché i 500 negativi di Størmer — oggi conservati al Norsk Teknisk Museum di Oslo — sono considerati tesori storici inestimabili?

Fino alla riscoperta dei suoi scatti (avvenuta quando lo scienziato aveva ormai 70 anni), l’immaginario collettivo di fine secolo era popolato solo da volti seri, cupi e spettrali. Nelle foto rubate da Størmer, invece, la gente dell’Ottocento sorride, ammicca, cammina distratta o guarda incuriosita.

I suoi reperti fotografici, liberamente accessibili sul portale del Norsk Folkemuseum, rappresentano una vera e propria macchina del tempo sociologica che ci mostra persone colte a metà di una risata o di un pensiero, prive della maschera imposta dallo studio fotografico e immortala la moda dell’epoca, il modo di camminare, le interazioni sociali spontanee e il volto umano della “Belle Époque” scandinava.

Mentre Nanni Loy usava l’obiettivo nascosto come uno specchio per costringere l’italiano medio a guardarsi e analizzarsi, Størmer lo ha usato come una fessura segreta per tramandarci l’umanità del passato esattamente per com’era, un attimo prima che il Novecento cambiasse tutto per sempre.