Ci segnalano i nostri contatti un video: due personaggi, un giovane uomo ed una giovane donna abbastanza bellocci che interagiscono in una diretta Instagram chiedendo donazioni e interazioni social col pubblico e con un po’ di faccia tosta e mille moine li ottengono.
Ma il video dichiara che è tutto creato con AI: si tratta di una truffa? No, di una app. Un gioco insomma, uno sfacciato spottone pubblicitario per un gioco degno dell’era della viralità 3.0.
Cosa è Parallel Live?
Dobbiamo metterlo subito in chiaro per la massima trasparenza possibile: questo portale non è sponsorizzato, non è pagato, non è in contatto con gli autori di Parallel Live.
Ci siamo trovati la segnalazione davanti e l’abbiamo seguita, tutto qui. Parallel Live Simulator non nasce come un semplice gioco, ma come un vero e proprio esperimento sociale.

L’app è un parto della mente dello sviluppatore e content creator Ethan Keiser (fondatore di Big Brains LLC), con l’obiettivo dichiarato di “studiare il comportamento umano e l’effetto della fama artificiale“.
“Esperimento sociale” è spesso una parolona appiccicata dietro le peggiori bufale, ma in questo caso Keiser voleva studiare l’effetto che possa avere nell’uomo comune la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un Influencer, un “divo dello smartphone” che ti punta in faccia un cellulare dal quale appaiono migliaia di spettatori pronti a mettere like e inviare doni, e vedere la differenza in reazioni tra un “uomo o donna comune” fermati da un altra persona comune, oppure fermati e coinvolti dal divo del domani.
Nei primi test, Parallel Lives veniva usato insomma come una candid camera: i “tester” si accostavano a persone comune fingendo di essere i nuovi “Fedez” o “Me contro Te” e qualcuno riprendeva le reazioni stupite e spesso interessate di chi si trovava davanti ad un divo globale.
I video degli esperimenti sono diventati così virale che gli sviluppatori hanno deciso di rilasciare l’app.
Come funziona la “Fama in Scatola”?
L’app non si limita a lasciare finti commenti in sovraimpressione: la magia avviene dopo la creazione di una interfaccia credibile con migliaia di telespettatori in standby.
Spettatori creati con l’AI: sono bot ma anche chatbot, reagiscono alle tue espressioni facciali, al tono della voce e alle parole che pronunci. Se saluti, la chat ti risponderà; se fai una domanda, gli spettatori virtuali simuleranno risposte coerenti, inviando persino regali e sticker digitali, premiando i bravi oratori e deluidendo i peggiori oratori.
Alla fine la “fama in scatola” smette di essere gioco o vezzo e diventa palestra: se ti alleni a tenere a bada un pubblico di bot, prenderai la mano con un pubblico di persone reali. Imparerai il ritmo, imparerai a parlare a tono e tema e leggere i commenti senza impappinarti o senza sembrare qualcuno che legge dal gobbo, imparerai a vincere la paura del pubblico, e c’è persino una “modalità difficile”, il “Mean mode” che programma i bot per diventare degli ossessivi hater alla ricerca di modi per demotivarti e ferirti, in modo da poter imparare a superare gli hater veri senza che possano scalfire la tua corazza virtuale.