Di tanto in tanto appare un video che spiega come funzionano le mine navali, mostrando il tipico ordigno a forma di “palla spinosa” che viene colpito da uno scafo nelle punte esplodendo.
Si tratta di uno dei modelli di mina da contatto, ancora esistente, ma la tecnologia ha fatto enormi passi avanti.
Come funzionano davvero le mine navali?
La mina da contatto, dalla sua forma simile alla rafficurazione di un coronavirus, è la più vista sui social. Ha diversi inneschi, perché mentre una mina di terra è statica una mina da contatto galleggia nell’acqua. Gli inneschi sono piccole micce a contatto solitamente create con ampolle contenenti liquidi che innescano un contatto elettrico.
Un interruttore particolare, chiamato “Corno di Hertz”: sostanzialmente fiale contenenti acido solforico che cola in una batteria al piombo priva del necessario elettrolita dandole il necessario per attivarsi e quindi innescare l’esplosivo.

Il Corno di Hertz è l’attuale golden standard per gli interruttori da mina, ed ha sostituito dispositivi desueti e poco affidabili come il tradizionale interruttore meccanico, il “pulsante” normalmente aperto che chiude un contatto (poco affidabile) e la figura impossibile in mare aperto o in grandi conflitti ma possibile nei piccoli scontri di un ormai remoto passato del soldatino nascosto che tira una corda o accende una miccia.
Ma per quanto la mina da contatto sia economica, facile da produrre e diffondere ci sono ora strumenti più sofisticati, come la mina magnetica, con sensori che percepiscono il campo magnetico di una nave chiudendo il circuito, cosa che consente di mettere la mina più in basso e meno visibile.
Vi sono anche mine che mine non sono, ma lanciatori di torpedini che, in caso un sensore capti determinati rumori o determinate superfici magnetiche, lancia una torpedine contro la nave.
Una variante è la mina radiocomandata: utile in alcune occasioni in cui vuoi consentire il passaggio ad alcune navi e non ad altre (e la mente corre a casi di cronaca come lo stretto di Hormuz), esse hanno un “periodo di grazia” nel quale un operatore umano può decidere se la mina attivata dovrà esplodere o meno via controllo remoto.
Pensiamo ad uno stretto in cui si sia deciso che alcune navi sono ostili e non passeranno mai ma, di fianco, c’è una nave non ostile che sta passando. La mina sarà disattivata per i “buoni” e attivata di colpo per i “cattivi”.