A Nashtifan in Iran ci sono dei mulini a vento verticali che lavorano ininterrottamente da secoli. Naturalmente, non senza un piccolo aiuto: per il criterio della Nave di Teseo, i Mulini a Vento la cui costruzione è stata stimata intorno all’anno 1000 d.C. vengono custoditi da dinastie di guardiani, custodi e manutentori, il cui ultimo noto, l’anziano Ali Muhammed Etebari, sta ormai da un decennio cercando di formare il proprio successore.

Cosa non facilissima, data la scarsa attrattiva che il mestiere di “guardiano e manutentore dei reperti storici” ha nei giovani e il fatto che attualmente l’Iran è una zona di guerra.
I mulini a vento di Nashtifan e la loro storia millenaria
Secondo una storiografia ancora non del tutto chiara e piuttosto aneddotica il primo mulino di Nashtifan deriva dal fabbro Zoroastriano (Cristiano secondo alcune fonti) Abu Lulua Firuz, cui fu consentito l’accesso in città nononostante non fosse di religione islamica per il suo grande genio, salvo poi ribellarsi contro il Califfo per non aver ricevuto la giusta mercede o quantomeno un’esenzione dalle tasse per un’opera così monumentale.
Sia che si consideri Firuz un personaggio reale o un eroe folk, ovvero conflazione di diversi personaggi meno noti della storia a cui si è voluto dare un volto unico, i mulini di Nashtifan hanno le pale orientate in un modo particolare, su un asse verticale e non orizzontale, in modo da sfruttare l’attrito e non il sollevamento e scaricare sulle mole la potenza dei venti sferzanti di Nashtifan (che deriva il suo nome proprio dallo “sferzare dei venti”) col numero minimo di ingranaggi possibili.

Va detto che un mulino ad asse verticale tende a essere meno competitivo laddove i venti sono più clementi, ma con 120 giorni di fila di venti sferzanti ecco che le strutture di Nashtifan invece hanno un senso logico.
Segnalati nel 2017 come siti degni di far parte dei beni tutelati UNESCO, bene tutelato dal governo Iraniano dal 2002, i Mulini di Nashtifan sono ancora in piedi perché custoditi con cura, almeno fino a che vi sarà Etebari.
Il quale non percepisce uno stipendio, ma la soddisfazione di poter affermare che “Se non ci fossi io i giovani romperebbero tutto”.