Ci segnalano i nostri contatti una serie di video che dovrebbero descrivere un “teatro 4D in Giappone”. Video che contengono scene di dighe esplose che riempiono di acqua in 3D iperrealistica un cinema, vulcani che eruttano magma ed un personaggio che sembra preso dalla nota serie Dragonball che lancia onde energetiche al pubblico.

Specialmente quest’ultimo è il segnale che di AI si tratta.
No, non esiste alcun “teatro 4D in Giappone” (se non nell’AI)
Il livello tecnologico delle AI è ormai tale da poter creare immagini sempre più realistiche o quantomeno sempre più di impatto emotivo, ma esse impattano ancora in inevitabili errori.
Quantomeno in questi casi gli autori delle sequenze si sono accreditati entrambi come “creatori digitali con AI”, parte di un ricchissimo filone che abbiamo visto in cui Content Creators esibiscono le loro creazioni perché esse diventino virali, monetizzando non solo con la diffusione diretta (i gestori di servizio che pagano un tot per ogni visualizzazione, gli introiti pubblicitari in video), ma anche usando i video stessi come materiale promozionale per rivendere partnership, corsi e “masterclass” nella creazione di contenuti virali, con modalità imprenditoriali che vanno dal proporre i propri servizi di content creator ad eventuali clienti (come in questo caso) a proporre corsi per la creazione di video virali e l’affiancamento di veri e propri tutor.

Se tale confessione esplicita non vi fosse stata, avremmo avuto comunque alcuni elementi da cui trarre elementi per la viralità: in uno dei video gli smartphone dei presenti sono curiosamente tutti identici con la stessa interfaccia e bottoni luminosi, mentre nell’altro la scena inquadrata sui monitor resta la stessa anche se l’obiettivo viene mosso.
Il video col personaggio “in stile Dragonball” presenta invece un personaggio che non appare in alcun punto della serie ma sembra una falsificazione, nello stile dei personaggi non di pubblico dominio replicati da madonnari e artisti nelle fiere patronali che vengono “modificati” nel tentativo di non ricadere in violazioni del diritto di autore.

Questo accade perché per ovvi motivi i vari gestori di servizi AI hanno introdotto tra i limiti etici, ovvero le ssalvaguarde per cui prompt contrari ai termini ed alle condizioni di uso vengono rifiutati, limiti che impediscono di sfruttare proprietà basate sul diritto di autore, allo scopo di evitare complicazioni giuridiche.
Si tratta dunque di falsi autoconfessi, a scopo promozionale, comunque riconoscibili.