Ci segnalano i nostri contatti un presunto studio secondo cui chi ascolta rap è poco intelligente. Si tratta di una interpretazione di uno studio che peraltro ha enormi limiti metodologici, riletto ad uso clickbait, ovvero per suscitare condivisioni virali mediante sentimenti e intenzioni poco nobili

Partiamo dalle basi
Chi ascolta rap è poco intelligente per davvero?
Si tratta di uno studio puramente empirico: si è preso un gruppo di persone, 185, e si è deciso di seguirle nella loro vita accademica e su Spotify osservando con cosa riempivano le playlist.
Fine del grande esperimento scientifico.
I 185 si sono fatti quindi installare (con consenso) uno spyware sul cellulare che mandava le loro liste Spotify ai ricercatori ed hanno fatto, sempre su cellulare, un breve test del QI.
Già di loro i test del QI hanno una rilevanza che andrebbe in ogni caso contestualizzata e non presa come dato ottriato e assoluto: in più il test, per ammissione stessa degli autori non prende in considerazione altri dati, che saranno “oggetto di esami successivi”

Ad esempio non è stata presa in considerazione né la preferenza musicale per gruppi di età, né la differenza in abilità cognitive tra gli stessi: sia pur con questi limiti i ricercatori si sono spinti ad ipotizzare un nesso tra abitudini digitali e musiciali e intelligenza, ottenendo risultati invero un po’ stereotipati.
I più “intelligenti” ascoltavano musica classica o dai toni melanconici come il Jazz, nonché musica “con temi legati all’onestà ed al presente”, mentre “musica sincopata con temi sociali e aggressivi” era legata ai sondaggiati con un QI più basso, da cui il mito del “rap per gli stupidi”.
Noteremo come la conclusione dello studio, per quanto effettuato empricamente ma con mezzi di logging affidabili, si possa riassumere con un “ok boomer” e non aggiunga niente di più della volgata dell’ascoltare vintage che dichiara che “queste canzoni moderne diventi delinquente trocato”.
Tornando seri, il bias, ovvero la distorsione degli studi nata dall’escludere ogni aspetto sociale, di età e di gruppo di appartenenza della coorte esaminata ha un suo peso, che rende ogni interpretazione tranchant dello studio una clickbait.