Chiunque navighi su Instagram o TikTok si sarà imbattuto in loro: modelle dai tratti simmetrici perfetti, sguardi magnetici e didascalie ammiccanti. Una sorta di catalogo postmoderno dove puoi trovare di tutto e il contrario di tutto.

Improbabili bionde in negligee che fanno il giro delle trasmissioni del PrimeTime Americano per eccitare i feticisti dei piedi, avvenenti fanciulle di colore che flirtano sfacciatamente coi conduttori o vagano in aereo in bikini, e c’è pure la quota “devoti della disabilità” con un profilo dedicato alle avventure di una aspirante modella acondroplasticaNei loro profili c’è un elemento ricorrente: un link in bio che rimanda a piattaforme di contenuti a pagamento come OnlyFans o Fanvue.
C’è solo un dettaglio: queste ragazze non esistono. Sono modelli sintetici creati interamente tramite algoritmi di intelligenza artificiale generativa.
Ma il vero nodo della questione, emerso da un’analisi dei regolamenti digitali, è un paradosso normativo: i termini di servizio ufficiali di OnlyFans vietano tassativamente gli account interamente basati su persone sintetiche. Eppure, l’ecosistema ne è saturo. Come è possibile?
Il profilo tecnico: la fabbrica dei cloni perfetti
Dietro alla proliferazione di questi profili non ci sono programmatori della Silicon Valley, ma una fitta rete di agenzie di marketing e utenti privati che utilizzano software accessibili a chiunque.
E tutto questo è stato reso possibile grazie a due novità nel panorama virtuale solo un anno e mezzo fa imprevedibili.
Ad esempio adesso grazie piattaforme come Stable Diffusion o Fooocus, i creatori riescono a generare una “coerenza di volto” (consistent likeness) che permette di creare centinaia di foto della stessa ragazza virtuale in pose, vestiti e ambientazioni diverse, dando l’illusione di una vita reale. Puoi avere un profilo con centinaia di reel e tutti con la stessa ragazza e con con l’illusione che ci siano “cento ragazze passabilmente simili”.

Ma è anche migliorata la tecnologia del chatbot. Una volta che l’utente approda sulla piattaforma a pagamento, l’interazione scritta (i messaggi privati in DM) viene delegata a chatbot avanzati o a bot gestiti da agenzie. Il cliente crede di parlare intimamente con la modella, ma sta interagendo con un software di intelligenza artificiale o un operatore che segue uno script, senza avere quell’effetto da “Call center con la AI”.
Certo, dei problemi ci sono: ad esempio nei video segnalati compare un video in cui la modella è perfetta e sensuale ma inseguita da una comparsa virtuale renderizzata con la faccia “di gomma” e la mascella ciondolante come un assurdo cartone animato.
Ma anche l’imperfezione è parte del gioco.
Cosa dicono le regole (e come vengono aggirate)
Tenicamente le guida ufficiali di OnlyFans in materia di intelligenza artificiale parlano chiaro: non sono ammessi account interamente sintetici (wholly AI personas) privi di un creatore umano reale alle spalle e l’AI è concessa solo come strumento di editing per modificare o migliorare i tratti del titolare dell’account, e per questo l’aspirante OnlyFanser deve passare controlli biometrici come quelli cui siamo abituati per le app bancarie e fiduciarie (foto del viso, controllo biometrico muovendo il volto davanti alla fotocamera, documento scansionato).

Ma fatta la legge, trovato l’inganno: una donna parte dell’agenzia registra un profilo, ma poi si mette da parte per lasciare che il “doppio virtuale” lavori per lei. Sebbene la piattaforma richieda la re-verifica periodica e l’uso di tag obbligatori come #AI o #AIGenerated, i sistemi di moderazione automatica faticano a distinguere una foto in AI ad altissima definizione da un comune scatto umano pesantemente ritoccato con i filtri.
L’impatto sociale: la mercificazione delle relazioni parasociali
La proliferazione di questo fenomeno si poggia su una profonda vulnerabilità psicologica ed emotiva: le relazioni parasociali.
- Solitudine a pagamento: Gli utenti che spendono soldi su queste piattaforme non cercano solo il nudo, ma l’illusione di una connessione emotiva, di una “fidanzata virtuale” che risponde ai messaggi a qualsiasi ora del giorno e della notte.
- Standard estetici impossibili: La costante esposizione a corpi e volti generati da algoritmi – programmati per rispecchiare i massimi canoni di desiderabilità statistica – distorce ulteriormente la percezione del corpo reale, creando frustrazione sia nei consumatori sia nei creator umani, che si trovano a competere con entità digitali instancabili e prive di difetti. Ed anche nel caso di modelle “difformi” (come la citata modella acondroplastica, ma ve ne sono anche paraplegiche o con altre disabilità) la AI diventa strumento di feticismo
- L’economia sommersa: Esiste ormai un mercato parallelo fatto di corsi online, pacchetti di “promozioni IG” e compravendita di interi pacchetti di immagini di modelle AI pronte all’uso, alimentando un business che monetizza l’inganno.
L’ecosistema virtuale: la tolleranza di Meta
Perché Instagram permette tutto questo? Per i social media di Meta, questi profili rappresentano un motore di engagement formidabile. Generano milioni di interazioni, visualizzazioni e commenti. Nonostante le policy sui media sintetici richiedano l’etichettatura dei contenuti AI, la moderazione si muove con estrema lentezza. Fintanto che l’immagine rispetta le linee guida sulla nudità (le foto più esplicite vengono tenute per OnlyFans), i profili rimangono attivi, fungendo da imbuto di marketing (funnel) perfetto per spostare capitale economico dai social tradizionali alle piattaforme di abbonamento.
Il verdetto
La narrazione secondo cui OnlyFans si sta trasformando in una piattaforma aperta alle modelle AI senza controllo è falsa nei principi, ma drammaticamente vera nei fatti.
Esiste un divario enorme tra l’architettura legale delle piattaforme (fatta di contratti, controlli biometrici e divieti) e l’applicazione pratica delle regole nell’ecosistema virtuale. Finché le maglie della moderazione algoritmica resteranno larghe, il mercato della finzione continuerà a fatturare milioni di euro alle spalle di utenti convinti di comprare un briciolo di autenticità umana.