Ci segnalano i nostri contatti un post Threads secondo la prova che Epstein è ancora vivo è su Internet: letteralmente. Il noto magnate Jeffrey Epstein, imprenditore e criminale statunitense, condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni e morto in carcere, ancora protagonista delle cronache a cagione del lungo epistolario che si è lasciato dietro e non del tutto descretato sarebbe ancora vivo.

E la prova sarebbe la sua attività online: l’email del magnate sarebbe ancora attiva ed egli la userebbe per seguire corsi su Duolingo (la nota piattaforma per imparare lingue straniere), comprare beni su Etsy (la nota piattaforma dove artigiani di tutto il mondo possono vendere le loro creazioni) e guardare film su Plex.
Il problema è che si tratta di un esperimento sociale: in una parola, una burla.
La prova che Epstein è ancora vivo è una burla (o un esperimento sociale)
In linguaggio più colto si chiamano “esperimenti sociali”, scherzi virali ufficialmente “per far riflettere” o “vedere l’effetto che fa”, anche se i maligni potrebbero obiettare che lo scopo sia ottenere attenzione facilmente.
In questo caso abbiamo un post dove l’autore della prima divulgazione dichiara che
“A volte mi piace postare cose come questa per vedere cosa dicono le persone. Ironia della sorte molti non hanno le palle per attribuire responsabilità al nostro governo [NdT, il Governo degli USA], ma sono veloci quando devono farsi guerrieri da tastiera”
Come abbiamo vuto modo di anticipare, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato milioni di pagine di documenti ufficiali e decine di migliaia di email provenienti dai server di Epstein in base all’Epstein Files Transparency Act. Questo significa che gli indirizzi email esatti di Epstein sono diventati di dominio pubblico, accessibili a chiunque.

E grazie a “Jmail”, una interfaccia che imita la Gmail per rendere possibile un accesso più razionale ai documenti ad oggi desecretati, possiamo anche sapere chiaramente quale era la mail di Epstein, o meglio quali erano, ovvero ” jeevacation@gmail.com”, “jeeproject@yahoo.com”.
Questo significa che chiunque può fare il c.d. “spoofing”, ovvero impersonare il defunto indicando online i suoi indirizzi personali come propri per un sadico e perverso divertimento. Indirizzi che peraltro vengono periodicamente rimossi, cosa che non esclude che qualcuno possa aprire una mail “jeevacation” per prendersi beffe del pubblico.

Infine, spesso i bot riciclano vecchie liste di indirizzi per le loro attività, liste che comprendono anche le prolifiche mail ora non più custodite del magnate condannato per i suoi abusi.
Non sarebbe la prima volta che Epstein solleva un polverone anche da morto: la fama che lo circonda è tale da spingere gli utenti a osare, come nel caso di Palm Pete Beach, imitatore assurto alla notorietà per la sua somiglianza pubblicamente cavalcata con Epstein.
La foto usata in questo caso? Si tratta di una nota foto-illustrazione editoriale realizzata dai grafici Tyler Comrie e Hannah Whitaker per un’inchiesta giornalistica pubblicata da The New York Times. L’immagine è di natura puramente concettuale ed è legata esclusivamente ai flussi finanziari passati del miliardario, senza alcun legame con presunte attività attuali.