Una società cinese ha creato un sito di news italiane che sembra gestito dall’AI. ODG presenta esposto.

In era di estrema digitalizzazione ed in cui le AI sono ovunque, ecco arrivare il primo esposto dell’Ordine dei Giornalisti contro il primo sito di news fatto con AI.

Abbiamo già visto in passato sulle nostre testate una serie di notizie quantomeno dubbie sparse per la rete: dubbie perché passate a detector di contenuti AI segnalavano un pesante influsso digitale (ancorché la tecnologia dei detector ha ancora dei limiti che tendono a segnalare quindi dei falsi positivi) e perché, dal punto di vista del lettore umano, segnalavano i tipici stilemi convoluti tipici dell’AI.

L'Ordine dei Giornalisti contro il primo sito di news fatto con AI: l'esposto
L’Ordine dei Giornalisti contro il primo sito di news fatto con AI: l’esposto

Ora lo vede anche il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, che affida un esposto ad un suo comunicato.

L’Ordine dei Giornalisti contro il primo sito di news fatto con AI: l’esposto

Recita il comunicato inoltrato il giorno 15.07.2026

Il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha presentato un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) e al Ministero della Giustizia in merito all’attività del sito W*-N***, realizzato con la Intelligenza Artificiale, e alla necessità di tutelare la correttezza dell’informazione nonché la professione giornalistica anche valutando il possibile sequestro amministrativo cautelare.

Il sito si presenta come una vera e propria testata giornalistica, con tanto di redazioni tematiche; tuttavia non risulta alcuna registrazione come previsto dalle leggi italiane, non c’è un direttore responsabile iscritto all’albo, né  sono segnalati regolari contratti di lavoro.  Al posto di redattori umani ci sono  “agenti IA editoriali”, senza specificare che si tratta di algoritmi. Il tutto costruito in modo da indurre il lettore a credere di trovarsi di fronte ad una reale redazione giornalistica e non a un mero prodotto creato dalla IA.

L’Ordine chiede pertanto un intervento urgente a tutela del diritto dei cittadini ad avere una informazione trasparente, completa e professionale come sancito dalla legge.

Abbiamo visitato il sito in questione, trovando effettivamente un numero di articoli giornalieri di gran lunga superiore a quello a cui come medio-piccola realtà del Fact-Checking siamo abituati noi stessi. La ricerca individuale richiede il suo tempo, e questo non viene detto per vantarsi ma perché in una giornata di lavoro è possibile produrre un numero X di testi pro quota che il sito citato da Bartoli sembra superare di molto.

Il "metodo" della testata
Il “metodo” della testata

La testata dichiara di avvalersi della IA, ma a onor del vero e amore di verità dichiara anche di avere sempre un controllo umano di seconda istanza, ovvero in una pagina informazioni che sembra una risposta anticipata all’esposto presso AGCOM

In piena trasparenza, la nostra produzione si avvale di tecnologie di intelligenza artificiale. Queste sono impiegate sotto il controllo di principi editoriali chiari: verifica delle informazioni, trasparenza sulle fonti, indipendenza della linea editoriale e correzione rapida degli errori. L’intelligenza artificiale è uno strumento al servizio del nostro metodo, mai un sostituto delle nostre esigenze di affidabilità.

E questo sarebbe allineato agli obblighi di trasparenza di cui all’AI Act Europeo e sembra anche confermato da un controllo a campione effettuato dalla nostra redazione su alcuni articoli di “prima pagina” mediante ZeroGPT, nonostante una breve indagine sul campo informazioni della stessa pagina dianzi linkata ci riveli che la società dietro il portale è registrata con sede a Hong Kong (Office C, 23/F COS Centre, 56 Tsun Yip Street, Kwun Tong, Kowloon).

Controllo che mostra il 100% di Contenuto Umano, indice che, appunto, il testo è stato o vergato da mani umane, o riscritto da mani umane sulla base di un testo AI usato come informazioni, o passato dai vari tool di “umanizzazione” che, previo inserimento di un tasto AI, evidenzia le parti che presentano i caratteri di burstinessingenuity alterati, ovvero una struttura del testo ed una analisi logica evidentemente basata su principi statistici e senza le eccezioni tipiche del linguaggio parlato e di uso e legami statistici tra le parole che evidenziano l’uso di un dataset e dei criteri di probabilità.

Analisi a campione di ZeroGPT
Analisi a campione di ZeroGPT

A onor del vero infatti anche il comunicato OdG ha una parte in AI: l’immagine di copertina, da noi ripresa in copertina e creata con l’AI, dimostrando che il bias non è contro l’AI in sé ma contro un possibile uso della stessa.

Dati due opposti comunicati che sembrano rispondersi a vicenda, la palla passa ora ad AGCOM.

La posta in palio

La posta in palio è più importante di quello sembra in apparenza.

A ottobre del 2025 infatti sul quotidiano “La Provincia” è apparsa la seguente frase

“Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare su un quotidiano (con titolo, occhiello e impaginazione giornalistica) o in una versione più narrativa da magazine d’inchiesta?”

Tipico output di un giornalista che ha deciso di usare ChatGPT come ausilio, chiedendo come prompt, ovvero richiesta, un articolo da pubbblicare ma senza passare attraverso gli step di rilettura e umanificazione, ovvero facendolo in modo così frettoloso da omettere di rimuovere la richiesta dell’AI di essere rimessa all’opera.

È quindi estremamente possibile avere una redazione completamente umana che si affidi ad “agenti AI” usati in modo improvvisato, oppure una “non redazione” di soli inseritori di prompt, oppure tutto quello che vi è nel mezzo.

La Provincia, testo con AI
La Provincia, testo con AI

E non solo nel mondo del giornalismo: anche ad altri professionisti è consentito usare le AI, a patto che paghino in prima persona per gli errori provocati.

Un avvocato che inserisse fonti inesistenti alla base di un ragionamento inevitabilmente sviato, un giornalista che producesse notizie rese inesatte da “allucinazioni” (la tendenza della AI a ricostruire statisticamente quello che non ha a dataset), un commercialista che sbagliasse alcuni calcoli comportando un esborso monetario al cliente per essersi fidato di strumenti AI inadatti sarebbe comunque responsabile verso il pubblico e questo giustifica gli obblighi di trasparenza.

Nell’era dell’informazione digitale non dovremmo trattare la AI come un dio onniscente, ma come uno strumento incline ad errare e quindi necessariamente sottoposto ai più rigidi controlli.