Ci segnalano un video con un cavallo salvato dall’alluvione in Nepal, evento drammatico che abbiamo visto essere stato accolto da diverse fake news e video virali, tanto da richiedere un intervento delle autorità Nepalesi.

I video virali si dividono in tre tipologie: video generati con l’Intelligenza Artificiale, video decontestualizzati con l’apposizione di un “timestamp” (indicazione di data, luogo e ora) posticcio e video “ibridi” dove spezzoni modificati dalla IA vengono montati su spezzoni reali o della seconda categoria per costruire un video più lungo e dall’aria più professionale.
Il video di cui stiamo parlando ora è un video della seconda categoria.
Questo video del cavallo salvato dall’alluvione in Nepal non è del Nepal
A Novembre del 2024 viene pubblicato su Instagram da una pagina di volontari animalisti americani il salvataggio di un cavallo seppellito dal fango.
A Gennaio del 2025 il quotidiano tedesco Bild ripubblica il video con la corretta attribuzione: l’evento è accaduto in Venezuela e riguarda una cavalla travolta da una frana nella città di La Grita, nello stato del Táchira (regione andina del Venezuela).
La cavalla fu tratta in salvo senza riportare conseguenze permanenti, diventando virale nei profili animalisti.

Il video è tornato in auge in questi giorni perché unisce il ricco filone di “testimonianze drammatiche dal Nepal” (il tentativo di fare cassa su una tragedia proponendo a getto continuo “contenuti che le altre pagine non hanno” per attirare click e interazioni monetizzabili) al filone animalista di chi si preoccupa per le esigenze degli animali indifesi e quindi diventa preda dei viralizzatori a causa del suo buon cuore.
In questo secondo passaggio infatti il video è tornato su molte pagine animaliste, anche di chiare buone intenzioni, tratte in inganno dalla notizia falsa fornita dai viralizzatori.
In ogni caso il video è del 2024, non è in Nepal e la cavalla è stata già salvata con successo da volontari reali che meritano la nostra stima molto più di chi ha tratto in inganno chi ama gli animali per profitto.
Infatti nessuno nega che ci siano stati animali salvati in Nepal, ed altri morti nella frana. Parimenti nessuno nega che per una pagina che ha, come denunciato dal ministero competente in Nepal diffuso volontariamente fake news per profitto ce ne sono almeno dieci che sono cadute nell’inganno per buon cuore, assenza di verifica o entrambe le cose.
Proprio per questo è necessario vigilare e avvisare cortesemente chi è caduto nell’inganno di essere stato vittima di un tentativo di monetizzare su una tragedia.