Ci segnalano i nostri contatti una serie di catene di S. Antonio che dovrebbero dimostrare che le creme solari sono nocive. Si tratta di false e sviate interpretazioni degli studi citati, la prova che uno studio va letto e compreso.

E si tratta di un testo pericoloso che parte da una fallacia tipica del complottismo, quella secondo cui esiste una artificiale divisione tra ciò che è “naturale” quindi sempre buono e ciò che è di provenienza umana (falsamente descritto come “chimica” quando tutto il mondo segue le leggi della chimica e della fisica, quindi il mondo naturale) è sempre cattivo
Pericoloso perché incita a comportamenti pericolosi come esporsi alla radiazione solare diretta nelle ore più calde della stagione più calda dell’anno senza protezioni.
No, non esiste alcuno studio che dimostra che le creme solari sono nocive (anzi)
Partiamo invece dagli studi citati, realmente: l’Università McGill ad esempio nel paradosso della Crema Solare non dice che la crema solare provoca melanomi, ma dice che già durante l’uso ordinario della crema solare, vi sono utenti che assumono comportamenti a rischio convinti che la protezione solare azzeri il rischio di melanoma da sola.
Ovvero vi sono soggetti convinti che basti una applicazione mattutina di crema solare per ritenersi indenni da ogni male, decidendo di esporsi comunque nelle ore più calde di mezzogiorno, per lunghi periodi di tempo, trattando la spiaggia come un enorme lettino solare per raggiungere l’abbronzatura rapida.

Gli altri studi citati trattano casi di studio in cui taluni filtri chimici (come l’ossibenzone) vengono studiati in applicazioni massicce difformi per quantità da quelle ordinarie.
Sarebbe come dichiarare che siccome nella storia ci sono stati casi di intossicazione acuta da acqua (quando bere troppa acqua e tutta assieme, come forma di tortura o per cercare di combattere una forte arsura ha provocato malesseri dovuti allo squilibrio elettrolitico) allora la soluzione ideale è lasciarsi morire di sete, ma con aggravanti.
Perché bisogna invece usare la crema solare
Come ci ricorda AIRC, si stima che da circa il 65 a oltre il 90 per cento di tutti i melanomi sia conseguenza dell’esposizione al sole.
Con un testo scientifico pubblicato sull’International Journal of Cancer, alcuni ricercatori hanno mostrato che negli Stati Uniti il 91 per cento circa di tutti i melanomi è associato alle radiazioni ultraviolette, principalmente da esposizione solare (non sorprende che la percentuale più alta, il 97 per cento, sia alle Hawaii). Quindi, questi tumori sarebbero prevenibili proteggendo la pelle in modo adeguato.
E non parliamo solo di melanomi: l’esposizione non controllata ai raggi UV, sia UVA e che UVB, è causa di diversi malanni, dal melanoma alla cataratta, dalla riattivazione dell’herpes labiale fino all’invecchiamento precoce della pelle.
Certo, esiste una componente ereditaria: alcuni soggetti saranno più predisposti di altri, ed in alcuni momenti della nostra vita saremo maggiormente inclini a sviluppare forme tumorali più che in altri.

Ma questo non significa che ci siano soggetti cui è consentito scottarsi senza problemi. È un po’ come col fumo di sigaretta: statisticamente parlando, ci sarà sempre nella storia almeno un fumatore sopravvissuto ad una lunga vita da tabagista e diversi soggetti che hanno contratto gravi malattie dal semplice fumo passivo.
Partiamo da un dato di fatto: non esiste un ammontare di abbronzatura “salutare”.
L’abbronzatura nasce perché il corpo cerca di difendersi dai raggi ultravioletti producendo melanina: in un mondo ideale bisognerebbe evitare di abbronzarsi, punto.
Una crema solare agisce mediante sostanze chimiche che assorbono la radiazione ultravioletta prima che arrivi alla pelle, disperdendola nel calore ambientale o riflettendola.
Ipoteticamente quindi dovremmo a. evitare di abbronzarci per non esporci al rischio di invecchiare la pelle e infliggerci un aumentato rischio di melanomi e b. applicare rigorosamente la crema solare per difenderci da ustioni, eritemi e dagli effetti cumulativi dell’esposizione solare.

Scoprirete però che il più delle volte pian piano ci si abbronza anche con la crema solare: ipoteticamente dovremmo spalmarci una quantità di crema maggiore di quella che frettolosamente spesso ci mettiamo, tendiamo a dimenticarci di “rinfrescare” la copertura di crema e l’efficacia al 100%, in tutte le cose nella vita, è solo un miraggio.
Inoltre, anche ammettendo di riuscire ad arrivare al 100% di copertura in tutte le condizioni ideali, rinunciare alla crema non comporta abbronzarsi prima, anzi.
Le scottature solari sfociano sempre in dolorosi eritemi e spellature, e la pelle scottata e irrita si squama e si spella: gli strati abbronzati con tanto dolore cadono lasciandoci pallidi e doloranti.
Quindi non c’è scampo: dovreste mettere quella crema solare, e trascorrere il più tempo possibile all’ombra del vostro ombrellone, senza cercare di sacrificare la salute per la bellezza.
Cosa altro possiamo fare?
Proprio in uno degli studi citati in modo errato, il Dott. Ivan Litvinov ci ricorda l’importanza di ombrelloni ed abiti coprenti.
Una delle varianti del testo indicato suggerisce di esporsi nelle ore più calde inseguendo la produzione di vitamina D e abbronzatura, menre Litvinov ricorda che bisogna associare indumenti coprenti a creme solari e ombrelloni.
Sostanzialmente bere molto e, quando fa davvero caldo mettersi addosso una maglietta e andare sotto l’ombrellone, amministrando l’abbronzatura con cura.
Perchè quando ti sei scottato non significa che funziona: significa che è troppo tardi.