Esiste davvero un divieto di stufe a legna in alcune regioni? Parliamo delle restrizioni al riscaldamento a pellet e legna in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana

C’è chi titola allarmisticamente parlando di divieto di stufa a legna in determinate regioni, e di vero c’è che vi sono delle restrizioni al riscaldamento a pellet e legna in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.

Restrizioni non assolute, non totali, e in alcuni casi neppure recenti.

L’obiettivo non è come allarmisticamente indicato da alcuni saprofagi del click, ovvero spacciatori di clickbait compulsivo, vietare il riscaldamento, ma introdurre limiti contingenti alle condizioni di inquinamento in un determinato periodo.

Partiamo dalle basi: nessuna legge dello Stato vieta di scaldarsi con la legna o il pellet

Allora di cosa parliamo?

A partire dal decreto ministeriale 186 del 2017, i generatori a biomassa, tra sui ogni stufa, caminetto o caldaia alimentata a legna o pellet vengono collocati in una scala di prestazioni, espressa in stelle, che misura quanto l’apparecchio inquina, e quanta polvere e inquinanti escono da ogni singola stufa, premiando i più virtuosi.

Una sorta di versione della certificazione “Euro X” applicata non ai motori automobilistici, ma alle caldaie.

Succede che già da decenni nelle regioni indicate ci sono normative che favoriscono i dispositivi più ecosostenibili rispetto ai più desueti, e parliamo di norme che risalgono nel tempo fino al 2006.

Esiste davvero un divieto di stufe a legna in alcune regioni? Parliamo delle restrizioni al riscaldamento a pellet e legna in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana
Esiste davvero un divieto di stufe a legna in alcune regioni? Parliamo delle restrizioni al riscaldamento a pellet e legna in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana

Al momento quindi, citando il Sole 24 Ore nelle zone che più risentono del freddo, ma anche dell’inquinamento, le restrizioni sono più rigide: in Lombardia è vietato utilizzare generatori a biomassa che non raggiungono almeno la classe ambientale tre stelle e quelli che vengono installati nuovi devono averne almeno quattro, requisito richiesto anche in Piemonte.

Fanno eccezione dalle norme regionali i caminetti con una potenza fino a 10kW, che possono essere accesi saltuariamente a scopo ricreativo, cosa che rende lo scenario clickbait del Governo Cattivo che in nome dell’Europa va a caccia di poveri Italiani che si scaldano al focolare per punirli con crudeli sanzioni quello che è, una mera clickbait che confina nel “ragebait”, il genere di clickbait creato allo scopo di stimolare condivisioni di pancia e rabbiose.

Quale è la situazione attuale?

Fino agli scorsi anni avevamo quindi quattro categorie di impianti, con un numero crescente di “stelle” per certificarne la qualità ecologica.

Da ieri ad esempio in Lombardia sono diventativi applicabili i nuovi requisiti emissivi ed impiantistici – approvati dalla Giunta nel 2024 – per gli impianti con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. I valori limite di emissione – del particolato e del carbonio organico totale – si differenziano in base all’altitudine del Comune in cui viene installato l’apparecchio e al tipo di combustibile precedentemente utilizzato per quello che viene sostituito, mentre in Piemonte vi è lo stop di nuovi generatori sotto i 35 kW se presentano prestazioni inferiori alle 3 o 4 stelle.

Vietati in Emilia Romagna i generatori i prima e seconda categoria.

Tutto questo: perchè?

Ovviamente non è “perché lo vuole l’Europa” o “per punire il popolo e le tradizioni”. Ci sono una serie di ragioni: ad esempio quelle meramente geografiche. Il bacino Padano (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) è una delle aree geografiche più sfortunate d’Europa dal punto di vista meteorologico. L’assenza di venti e il fenomeno dell’inversione termica intrappolano gli inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera.

L’Europa rientra in parte: a livello Europeo sono stati stabiliti limiti di emissioni inquinanti, e la combustione della legna — soprattutto in vecchi caminetti aperti o stufe non certificate — rilascia grandi quantità di polveri sottili e idrocarburi policiclici aromatici.

L’obiettivo finale non è quindi “abolire i caminetti” o “distruggere tutte le stufe a pellet”, ma spingere verso l’aggiornamento di stufe e biogeneratori moderni e in grado di limitare le emissioni.