No, nessuno ha pagato 150mila euro gli autisti per fingere le bare di Bergamo fossero piene

No, nessuno ha pagato 150mila euro gli autisti per fingere le bare di Bergamo fossero piene: il riferimento è ad una fake news in cui si vede un individuo che non siamo riusciti ad identificare in alcun modo (ma del quale abbiamo comunque censurato il viso per ovvi motivi), un personaggio in mutandoni da mare seduto in modo scomposto e dinoccolato su una sdraio con una didascalia attribuitagli che  lo descrive come un autista di Bergamo.

Ed il riferimento ulteriore è quando in piena pandemia da COVID19 fu varata l’Operazione Fidelium, ovvero il trasporto massiccio dal 18 marzo 2020 delle salme delle vittime dei primi momenti della Pandemia.

Con le autorità sanitarie e civili colte alla sprovvista, file di camion militari dovettero fare la spola dal cimitero di viale Pirovano ai forni crematori di tutta Italia, gestendo 3.800 salme da marzo a maggio.

No, nessuno ha pagato 150mila euro gli autisti per fingere le bare di Bergamo fossero piene
No, nessuno ha pagato 150mila euro gli autisti per fingere le bare di Bergamo fossero piene

Tale evento fu praticamente da subito reso ostaggio dei negazionisti della Pandemia, che subissarono i nostri militari di accuse, dichiarando che avevano movimentato mezzi vuoti per “incutere timore nel popolo”.

No, nessuno ha pagato 150mila euro gli autisti per fingere le bare di Bergamo fossero piene

Basterebbe consultare i registri funebri di quei giorni per capire che ogni bara corrispondeva ad un cadavere. Vieppiù, abbbiamo già visto una serie di bufale, dal negazionismo completo ai tentativi di sminuire il numero delle vittime.

Grazie alla stampa dell’epoca sappiamo però il numero esatto di bare e di camion trasportati: 65 bare su 10 camion.

La matematica non è un’opinione: 65 bare fratto 10 fa circa 6 o 7 bare a camion.

Foto del trasporto bare
Foto del trasporto bare

Un numero dignitoso, contando che una salma non è un cassone da trasportare senza contegno.

Un numero dettato dalla pietà, come ricordato da chi c’era lì ad AGI, Giuseppe Regina, tenente colonnello del Comando Provinciale dei carabinieri di Bergamo

“Per smaltire i corpi – e qui Regina manifesta il suo pudore per l’espressione troppo burocratica – decidemmo di rivolgerci ad altre città fuori della Lombardia che era tutta messa male. In una delle tante riunioni si pose il problema del numero dei carri perché le pompe funebri avevano un personale ridotto a causa del Covid e non erano in grado di offrire il servizio. L’Esercito mise a disposizione i camion e facemmo il primo trasferimento di 65 salme verso Modena e Bologna. Dovevamo dare una rispostra forte ai familiari delle persone decedute”.

I camion furono messi a disposizione perché i carri funebri non erano sufficienti per raggiungere gli ulteriori hub necessari alla cremazione, aggiungendo quindi ulteriori salme, e perché lo stesso trattamento delle salme dei malati COVID era ancora “terra incognita”.

“Organizzammo di sera il primo trasferimento il 18 marzo perché volevamo fare meno clamore possibile ma era difficile nascondere il passaggio in pieno centro di 10 camion dell’esercito con le auto dei carabinieri avanti e dietro”.

Dichiarerà Regina, dimostrando come il suo intento era l’opposto di quanto dichiarato dai complottisti: non “far clamore apposta”, ma cercare di nascondere nella pietà il dolore.

Sappiamo quindi che il Tenente Colonnello Regina, e molti altri, erano lì.

L’anonimo individuo in mutandoni non sappiamo chi sia.